LE MISURE DI SICUREZZA
Come scrissero i giornali, il tratto di ferrovia da Collegno, per il bivio Zappata, sino a Moncalieri fu quello dove venne maggiormente intensificata la sorveglianza: “Due grandi fasci di truppa e di forza pubblica stringono in una cintura umana la strada di ferro… Gli ufficiali di pubblica sicurezza entrano in tutte le case e le cascine prossime ai binari e obbligano gli abitanti all’interno degli edifici, vietando di sporgersi dalle finestre, di affacciarsi agli usci”.
Tutti i passaggi a livello erano sorvegliati strettamente, così come le strade di accesso: “Gli stradali che si snodano e serpeggiano intorno, sono attraversati qua e là da travi enormi, che li tagliano ad intervalli. Sono stati posti per un ordine venuto dall’alto, affinché… se qualche automobile carica di esplosivi si fosse lanciata per caso contro il treno reale avrebbe dovuto infrangersi contro quegli ostacoli potenti! Si dice che tale ordine sbalorditorio proviene dalla polizia russa”!
Di ciò non potremo mai avere conferma; è certo tuttavia che in prossimità della visita, il capo della Guardia Segreta Personale dello zar, Alexander Spiridovich, era stato a Racconigi; egli viaggiò poi con Nicola II sul treno imperiale e nelle sue memorie scrisse: “Le autorità italiane avevano adottato tutte le più serie misure per impedire qualunque dimostrazione socialista lungo il passaggio del treno imperiale a Torino. Avevano dispiegato molta polizia e molti soldati. L’imperatore, che era affacciato al finestrino del treno, lo notò e, osservando che molte delle sentinelle erano accompagnate da cani poliziotto, disse a Dyeduline: “Guarda Vladimir Alexandrovitch: usano cani poliziotto proprio come noi”. Presso la corte imperiale, Vladimir A. Dyeduline era il “Commander of the Palace” chiamato anche “Warden of the Palace”.