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CONFRATERNITA E CHIESA DI SANTA CROCE
La prima costruzione significativa che si incontra in via Morosini è la chiesa di Santa Croce. Si tratta della confraternita più antica, più importante e più frequentata. Le sue origini risalgono al 1300 quando era chiamata Consorteria del Castello perché aveva la propria sede nella chiesa di santa Maria del Castello. Agli inizi del 1600 trasferì la sua sede nella nuova chiesa fatta costruire nella via del pallone, attuale via Morosini. La confraternita aveva principalmente scopi di culto e partecipava alle varie funzioni, alle processioni e alle sepolture. Fra le altre attività Il;on strettamente religiose, vi era quella dell' assegnazione annuale di sei doti a fanciulle povere di Racconigi (in base al lascito di un gioielliere di Torino chiamato Macario). I confratelli indossavano il caratteristico camice bianco con cappuccio, perciò erano più conosciuti come Battuti Bianchi4. Già dal 1525 la confraternita gestiva una specie di ospedale -ospizio; circa 50 anni dopo il Comune le affidò l'incarico di gestire un ospedale vero e proprio, che diventò poi nel corso degli anni il più importante di .Racconigi, finché non fu fondato il noto Ospedale Spada. La confraternita si sciolse nel 1960. La chiesa fu costruita agli inizi del 1600 e solo nel 1700 si aggiunse il corpo avanzato con il sottostante portico. L'edificio è a pianta rettangolare e possiede tre altari: il maggiore è m mura tura con un tronetto dorato; quello di destra è dedicato alla Santa Croce, mentre il restante è dedicato a Cristo Risorto. Di notevole valore è il coro con 27 magnifici scanni di legno finemente cesellati; si tratta di un dono dei Principi di Carignano, come dimostra lo stemma sullo scanno centrale, tuttavia è difficile stabilire quale principe lo donò (secondo alcuni si tratta di Carlo Alberto). Il coro è adornato di molti quadri, tra cui uno che raffigura i confratelli che accompagnano, in processione, un condannato a morte al patibolo.
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CONFRATERNITA E CHIESA DEL GESÙ
Era la Confraternita del SS. Nome di Gesù e della SS. Trinità (istituita nel 1578), la cui principale attività era quella del culto e della liturgia corale. L'edificio risale al 1659 ed è in stile barocco con forti reminiscenze rinascimentali. Ciò che colpisce maggiormente è la profonda diversità con le altre chiese racconigesi. La sua facciata infatti è riccamente adorna di statue, colonne, cornicioni, con una finestra quadrilobata ed un elegante timpano. La ricchezza della facciata non va però di pari passo con quella dell'interno che si presenta invece alquanto spoglio. L'ultimo restauro risale al 1905.
 
LA CHIESA DI SANTA MARIA MAGGIORE
Edificata sulla struttura di una preesistente chiesa del XIII secolo, su progetto dell'architetto Carlo Antonio Castelli, la chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore fu costruita tra il 1725 e il 1727. Nel 1719 fu interpellato l'architetto Francesco Gallo, che in quel tempo stava progettando la nuova parrocchiale di S. Giovanni Battista, per occuparsi dei lavori ma egli rifiutò, quindi venne incaricato l'arch. Antonio Castelli9. I progetti che furono presentati vennero più volte rivisti e modificati e gli stessi devoti parrocchiani offrirono più di 4000 lire per rendere la chiesa efficiente, confortevole e dignitosa, nonché capace di contrastare almeno in parte la grandiosità della chiesa di San Giovanni. L'architetto Castelli sottomise il disegno finale all' esame del grande architetto Filippo Juvarra, che lo approvò limitandosi a suggerire qualche modifica. Finalmente nel 1727 la chiesa fu ultimata; ai lavori di rifinitura e abbellimento contribuì ancora generosamente la popolazione. La chiesa fu consacrata 50 anni dopo, nel 1777. La facciata in cotto presenta due piani; il portone d'ingresso sovrastato da un medaglione dipinto, è fiancheggiato da sei lesene a capitello ionico mentre altre fiancheggiano un finestrone trifogliforme al secondo piano. Davanti alla facciata c'è un ampio sagrato rialzato rispetto alla piazza. Il campanile, restaurato nel 1927, gareggia con quello di San Giovanni per purezza di linea e per slancio e culmina con una cuspide bulbiforme. L'interno è dominato dal simbolismo della nave: la pianta del tempio è, infatti, rettangolare ad una sola navata, sfondata sui fianchi da quattro cappelle per parte per poi terminare in ampia abside a ferro di cavallo. Le volte sono a botte con grandi medaglioni centrali. A sinistra, appena entrando, contenuto dentro una specie di armadio facente parte del grande portale, c'è il battistero. La tribuna di piacevole stile barocco contiene il maestoso organo del 1842. La chiesa ricca di affreschi di Paolo Emilio Morgari, contiene inoltre decorazioni e indorature di Manuel Pietro e dei fratelli Gastaldi. Merita attenzione la quarta cappella di destra detta del Suffragio delle AnimeI3; la parte più preziosa è costituita dallo stupendo quadro delle Anime del Purgatorio, opera di Sante Prunati Di Verona (1704). Le otto cappelle laterali sono interessanti non tanto per i quadri (ad eccezione di quello cappella di delle Anime del Purgatorio), quanto per le stupende cornici di marmo; sono infatti, una differente dall'altra ed una più bella dell'altra e riflettono in pieno il gusto tardo barocco. La chiesa possiede opere in legno di gran valore, quali il pulpito imponente ed una panca detta «il panchino delle Anime». Di gran pregio sono 1'altare maggiore in marmo policromo, il coro ligneo fiancheggiato da due matronei e la balaustra del presbiterio. La sagrestia, notevole per l'architettura e le decorazioni in stucco, oltre ad armadi e panconi di buona fattura, contiene dei grossi quadri in parte antichi e provenienti dalla soppressa chiesa dei Serviti; prezioso è il quadro del Beaumont rappresentante l'Assunta.
 
LA CHIESA DELLA MADONNA DELLA PORTA
La chiesa ha origine da un atto di fede e di riconoscenza dei racconigesi alla Madre di Dio, in seguito alla cessazione della famosa peste del 1630. A questo punto è opportuno soffermarsi ad analizzare, per quanto possibile, lo sviluppo urbanistico della città: Racconigi era circondata da mura e all' altezza della chiesa di Santa Maria si trovava una delle porte d'ingresso della città. Al di _sotto della porta c'era un affresco, che raffigurava la Madonna con in braccio il Divino Gesù. Quest'immagine, ritenuta miracolosa, era oggetto di grande devozione. All'inizio del 1600 le mura medievali, che circondavano la città, furono abbattute e tale porta fu risparmiata. Nel 1631 in segno di ringraziamento per la fine del morbo, i residenti nel quartiere, devoti alla Madonna, sostituirono il vecchio e sbiadito affresco con un quadro che ne ripeteva i motivi. Alla fine dello stesso secolo, la porta fu abbattuta per ragioni di traffico: il quadro allora venne messo in salvo e portato nell'attuale chiesa della Madonna della Porta17. il nobile benefattore Angelo Spada volle che la chiesa fosse un vero e degno Santuario, un piccolo gioiello d'arte barocca. L'edificio che esternamente è alquanto modesto e si confonde con le case vicine, nell'interno invece, è ricco di decorazioni, pitture e marmi, inoltre contiene significative testimonianze dell' arte barocca del 600. La chiesa è a pianta rettangolare, navata unica con due minuscole cappelle laterali. Una cancellata divide la navata dall'atrio, su cui c'è una tribuna con un modesto organo del secolo XIX. Notevole è la decorazione in stucco con festoni, fiori, nastri e ben 54 putti. Sopra 1'altare maggiore si trova un bel medaglione che racchiude 1'antico quadro restaurato negli anni 60 dal pittore e concittadino Nino Pirlato. L'arco centrale reca lo stemma di Angelo Spada: una mano che impugna una spada su sfondo azzurro, sormontata da un' aquila. Sulle pareti laterali della navata e dèl presbiterio ci sono poi sei pitture ad olio, opera probabilmente di Giovanni Battista Pozzo. il quadro che sormonta 1'altare Maggiore è quello originario, salvato dal1' abbattimento della porta medievale di Santa Maria. La chiesa fu per lungo tempo sede ufficiale della Compagnia di Santa Elisabetta, detta Compagnia delle Umiliate; tra le rettrici si annovera anche la regina Maria Teresa moglie di Carlo Alberto. Adiacente alla facciata dell' edificio c'era 1'alloggiO18 del cappellano, fatto costruire dallo Spada sopra il portone, attraverso il quale passa la via di Santa Maria. il campanile è di epoca posteriore.
 
   
IL CONVENTO E LA CHIESA DI SANTA CHIARA
Oggi possiamo osservare solo più una parte del convento, in cui vissero in tempi successivi due comunità religiose femminili: le monache Domenicane dal 1623 al 1802 e le Clarisse dal 1880 al 1963. Nel 1635 alcune terziarie dell'ordine domenicano fondarono un monastero dedicato a S. Caterina da Siena. Solo nel 1664, approfittando della presenza a Racconigi del Guarino Guarini (per ristrutturazioni al Castello) gli fecero disegnare il monastero con chiesa annessa. Verso il 1680 abbatterono tutte le case dell'ala ovest e costruirono il convento. Nella seconda metà del 1700 il monastero conobbe il periodo più florido. Era strutturato come un paese autosufficiente con ambienti dedicati al culto, alle abitazioni, allo svago, ai servizi. Nel 1802 il governo napoleonico soppresse gli ordini religiosi per cui i beni vennero confiscati e venduti a privati. Nel 1880 l'arcivescovo di Torino comprò dai privati quasi tutto l'antico monastero delle Domenicane destinandolo alle clarisse di Carignano. Le monache, erano circa 30 -35, vivevano di elemosine, di aiuti della Provvidenza, delle risorse del piccolo orto interno, di lavori di ricamo e rammendo. La loro era una vita in stretta clausura. In seguito ad una riorganizzazione dei loro conventi, lasciarono Racconigi nel 1963 e si trasferirono a Vicoforte di MondovÌ. Il complesso di edifici passò quindi al Comune che decise di abbattere un'ala per far posto ad un edificio bancario. L'ala sud-ovest venne adibita a pinacoteca19, mentre le restanti due ali vennero abbattute per far spazio ad un giardino pubblico. La chiesa2o è in stile barocco con pianta a base quadrata ed è sovrastata da una cupola. illuminata da quattro finestre rotonde. Vi sono due cappelle laterali21 e un altare (quello maggiore) in marmo. Il presbiterio è separato dal coro da due robuste grate. La cupola è finalmente decorata con al centro l'apoteosi della Beata Caterina. Il coro è di dimensioni doppie rispetto alla chiesa ed è circondato da 50 stalli lignei con al centro un lungo inginocchiatoio. L'ala porticata sormontata dall'esile campanile della chiesa è la realizzazione posteriore e semplificata di un progetto di Guarino Guarini.
 
 
 
 
 
LA CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA
La chiesa s'inserisce in un tessuto urbano ben diverso da quello originario: dove oggi si allarga un giardino un tempo sorgeva un convento chiuso da un alto muro di cinta e dotato di una serie di edifici funzionali che restringevano sia la via centrale di accesso alla chiesa, sia quella laterale. Attorno all' anno 1000 esisteva già una cappella dedicata a san Giovanni: questa cappella fu abbattuta e, tra il 1320 e il 1330 fu costruita a cura della comunità di Racconigi una chiesa più ampia. Nel 1712, il priore della parrocchia di San Giovanni Battista (don Giuseppe Maria Cambiano23), informava il consiglio comunale che la chiesa era troppo piccola e fatiscente (era circa un quarto dell'attuale), per contenere il numero sempre crescente dei fedeli. All'inizio del 1700 la popolazione totale era di 4.700 abitanti, nel 1774 di 11.700. Qpesto fu dovuto allo sviluppo dell'industria serica, che ha richiamato nella nostra città operai, commercianti, industriali...

I lavori per la costruzione della chiesa di S. Giovanni Battista
iniziarono nel 1719. il principale impulso alla ricostruzione fu dato da un lascito (circa 26.000 E) del nobile racconigese Angelo Spada25, mecenate di molte altre opere di questo periodo. Il progetto venne affidato all' architetto Francesco Gallo, in quelI'epoca attivissimo in molti comuni delIa provincia di Cuneo: Bra, Cavallermaggiore, Fossano, Mondovì, Saluzzo, Savigliano e lo stesso capoluogo. il popolo racconigese si adoperò con tale slancio ed entusiasmo alla grandiosa impresa che molti contribuirono col proprio lavoro. La tradizione vuole che le stesse donne oltre ad offrire colIane, orecchini d'oro e quanto avevano di più prezioso, insieme ai propri figli aiutarono a portare il materiale necessario, passandosi di mano in mano i mattoni e le pietre dalle rispettive fornaci e cave. L'iscrizione latina sul portale dice appunto: « il popolo di Racconigi dedica in onore del Precursore di Cristo, Patrono amatissimo». Era nelI'intenzione delI'imperatore Napoleone elevare Racconigi a sede vescovile e fame di San Giovanni la cattedrale. La chiesa, considerata una delle migliori realizzazioni del Gallo, venne terminata nel 1730; si tratta di un edificio in stile barocco con pianta rettangolare ed accenno a croce latina rovesciata. La sagoma esterna, con la grande cupola ottagonale e l'alto, massiccio campanile, è di grande imponenza e compattezza allo stesso tempo; come in quasi tutte le sue altre innumerevoli opere, Francesco Gallo usa il mattone a vista ed evita di ricorrere ad ornamenti e statue, quasi a volere concentrare tutta l'attenzione sugli interni. In cima al portale è collocato lo stemma (come patente rilasciata dai duchi di Savoia) formato da una croce bianca in campo rosso con l'immagine di San Giovanni Battista, patrono della città, all'innesto dei bracci della croce. L'interno grandioso, policromo, luminoso è caratterizzato da complessi rapporti spaziali, propri del tardo barocco, e da un'intensa ricerca scenografica. Slanciate colonne guidano l'occhio verso la volta a botte e verso la cupola, illuminata da quattro ampie finestre. Le decorazioni e gli affreschi sono opera di Pier Antonio Pozzo che li realizzò a partire dal 1759 con la collaborazione dei fratelli BarelIi; un accurato restauro è stato seguito nel 1965 dal pittore racconigese Nino Pirlato. Varcato il portale si passa attraverso la bussola di legno scolpita e sormontata dalla tribuna a due ordini di palchi, dove si trova il superbo organo (con 2220 canne) costruito nel 1831 dai fratelli Serassi di Bergamo. Tra le varie cappelle presenti, merita particolare attenzione la seconda di sinistra, dedicata a Nostro Signore Gesù Crocifisso, in cui si staglia la preziosa scultura di legno del Cristo in croce, realizzata nel 1735 da Stefano Clementi, uno dei maggiori artisti dell'epoca; ai lati del Cristo ci sono due statue scolpite da Giuseppe Plura. L'altare maggiore, in marmo policromo con ornamenti di bronzo, è dedicato a San Giovanni Battista; ai lati si aprono due tribune mentre il coro ligneo, una pregevole opera con stalli intarsiati, è sormontato da vetrate con lo stemma dei Savoia28. Per molti anni, quando a Racconigi villeggiava la Corte Reale, era assai comune vedere i membri della Famiglia Reale partecipare alle funzioni o alle Messe festive. La famiglia reale prendeva posto in appositi inginocchiatoi sistemati nel presbiterio, verso la tribuna di sinistra. li quadro sopra l'altare maggiore è opera del celebre Gaudio Francesco Beaumont, pittore della Real Casa; raffigura il battesimo di Gesù e risale al 1735. Meritano un cenno particolare il magnifico pulpit029 di noce finemente scolpito e la fonte battesimale, che è stata datata 1473 ed è probabilmente la stessa della chiesa preesistente.
 
   
LA CHIESA DI SAN GIOVANNI DECOLLATO
Ultimata nel 1631, la chiesa della Confraternita della Misericordia è dedicata a San Giovanni decollato ad esplicito ricordo della funzione della Confraternita, ossia di visitare i carcerati: questa congregazione religiosa, istituita nel 1618, è stata probabilmente la continuazione o la derivazione della confraternita di San Giovanni, di cui si hanno notizie sin dal '300. L'assistenza ai carcerati durò a lungo, fino agli inizi del 1800, quando fu abbandonata per una diversa organizzazione delle carceri da parte del governo. La posizione dell'edificio si colloca sull' asse che da San Giovanni conduce alla piazza delle erbe, di fronte all' ex convento delle Clarisse e accanto all' edificio dell' ex Carcere Mandamentale31, in quello che era il Terziere di San Giovanni, borgo che nei secco XVI-XVII aveva un carattere prettamente «rustico» (a differenza di altre zone più «urbane» che sorgevano attorno al castello con porticati, facciate continue, edifici a tre piani...). La chiesa, dunque, con la sua ricca facciata prorompente verso l'alto voleva rappresentare nel disegno dell'autore l'unico elemento nobile in un contesto sostanzialmente povero. FACCIATA: composta di tre registri orizzontali sovrapposti, divisi da poderose cornici a sbalzo e rinforzati ai lati da colonne binate in rilievo. Nel primo registro, estremamente piatto, è il portale riquadrato da una cornice d'intonaco e sormontato da un dipinto in tromphe d'oeil a tinte fosche. Ai lati del portale si collocano due coppie di colonne binate di stile pseudo-dorico. Il secondo registro, assai movimentato, presenta al centro una finestra di andamento orizzontale ai cui lati si aprono due nicchie slanciate con voltino a conchiglia di gusto tardo-manierista. Di nuovo presente il motivo colonne binate, ma qui più sottili. Il terzo registro, il più elaborato, racchiude un' edicola, in cui si intravedono tracce di un affresco, culminata da un frontone ricurvo ed elaborato. Al di sopra si erge l'esilissima croce in metallo. INTERNO: semplice e raffinato, a navata unica, con volta a botte dipinta a motivi vegetali molto stilizzati che fanno da cornice ad un medaglione centrale che occupa longitudinalmente lo spazio della volta. Le lunette sviluppano ulteriormente il tromphe d'oeil proponendo false traforature della volta, di ricordo guariniano e vittoriano. L'altare al centro dell'abside era sormontato da baldacchino in seta con corone e quattro angeli (rimangono solo questi). Tutte le pareti della navata sono ricoperte da dipinti in stile tardo settecentesco dai colori molto sfumati.
 
 
LA CHIESA DELLA BEATA CATERINA
Addentrandosi nella via della Beata Caterina (sul lato settentrionale di piazza Roma), si raggiunge la chiesa dedicata alla Beata Caterina De Mattheis attigua alla casa dove vi nacque nel 1486. Nel 1812 fu fondata la Compagnia dei devoti della Beata Caterina detta anche Confraternita che comprò la casa e la trasformò anche in oratorio. Nel 1835 allo scoppio del colera, la cittadinanza fece voto ai Santi protettori e alla Baeta per allontanare il morbo dalla città e per riconoscenza fece costruire (nel 1836) l'attuale Chiesetta. Essa si trova nel cosiddetto 'burg dij frè' nel punto in cui nel Medioevo sorgeva un forno comune e nel terzier&3, di San Giovanni a ridosso delle mura e a due passi dal castello. Venne inaugurata nel 1838 dalla stessa Confraternita, alla presenza del re Carlo Alberto e della Regina Maria Teresa e di tutta la corte. La chiesa da poco restaurata, ha una struttura semplice a pianta quadrata, con cupola che sormonta l'abside ed un unico altare. Non ha cappelle e le sue tele sono di datazione incerta. Dalla chiesa è possibile accedere alla stanza della Beata, attraverso le due tribune ed un sistema di scale a chiocciola. Attualmente la casa è diventata un museo in cui sono esposti arredi sacri e oggetti relativi alla devozione e al culto della Beata.
 

IL SANTUARIO REALE DELLA MADONNA DELLE GRAZIE
Alla fine del secolo 1400 i frati Carmelitani Calzati fecèro costruire una chiesa con un convento sul luogo in cui nel 1493 la Vergine era apparsa ad un giovane racconigese sordomuto, lungo la riva del Torrente Maira. Nel 1802 la chiesa fu distrutta, il convento bruciato e i Carmelitani vennero allontanati dalla città. Nel 1835 scoppiò il colera asiatico e come già era avvenuto nel 1742, quando dilagava la peste, il popolo di Racconigi si votò alla Vergine. Il colera cessò e Carlo Alberto incaricò l'architetto Ernest Melano (Pinerolo 1784-1867) di costruire l'attuale Santuario neoclassico. Il tempio venne terminato nel 1838; Carlo Alberto aveva stanziato 100.000 f per la sua costruzione e chiese ed ottenne dalle autorità ecclesiastiche il diritto di patronato sulla chiesa. Nel Santuario sono custodite le Tombe Reali dei Savoia. L'edificio è in stile neoclassico sul modello del Phanteon romano, la pianta è a croce greca. La facciata è occupata da un grosso atrio e da sei colonne che sorreggono un tempio massiccio. L'interno è dominato da una cupola semisferica. L'altare è in marmo bianco cesellato ed è opera dello scultore Gaggini. Sul pavimento al centro è riprodotto lo stemma sabaudo, realizzato nel 1927 in ringraziamento della guarigione delle principesse Mafalda a Giovanna di Savoia. La parte più importante è costituita dal quadro dipinto su legno di noce, il più antico di Racconigi (1493).

 
LA CAPPELLA DI SAN ROCCO
Fin dal XV secolo, probabilmente, esistevano alla periferia di Racconigi, fuori dalla cerchia delle mura, alcune cappelle intitolate ai santi più invocati contro la diffusione delle epidemie; erano luoghi di culto e posti di guardia a controllo sanitario sui forestieri. Le principali cappelle erano 4 e si trovavano sulle strade di accesso a Racconigi: -San Sebastiano sulla via verso la Tagliata e verso Bra; -San Lazzaro verso Carmagnola; -San Giacomo verso Murello e Casalgrasso; -San Rocco verso Cavallermaggiore. Di queste cappelle esiste solo più quella di San Rocco, ed è tutt' oggi in funzione. Il terreno su cui sorge la cappella sarebbe dovuto essere destinato, a inizio 1500, alla costruzione della chiesa dei Domenicani (che venne poi edificata dove oggi si trova, secondo le indicazioni della Beata Caterina). Nel corso del 1600 e 1700, dopo l'abbattimento delle mura difensive, la cappella venne anche utilizzata come luogo di controllo, di dogana e di quarantena per i forestieri. Il terreno situato alle spalle della cappella ed oggi conglobato nel complesso dell' ex ospedale psichiatrico, era tristemente conosciuto come "il pascolo della giustizia", perché qui venivano eseguite le condanne a morte. La chiesetta venne costruita intorno all'anno 1600 su una precedente struttura del XV secolo. I rifacimenti posteriori non hanno modificato la sua connotazione originaria. Nel 1932 la gestione passò in parte all'Ospedale Psichiatrico. La pianta è a croce latina con un ampio portico che nasconde la facciata. A sinistra della cappella si eleva un piccolo campanile del 1899. L'icona sopra l'altare raffigura la Madonna, S. Giovanni Battista e San Rocco. Recentemente la cappella è stata restaurata.
 
LA CHIESA DI SAN DOMENICO
La chiesa dell' Annunziata e di San Vincenzo Ferreri, più nota come San Domenico, venne costruita nel 1506 per volere di Claudio di Savoia-Racconigi. Era destinata a sorgere sulla strada per Cavallermaggiore, qualche centinaio di metri oltre la porta Nuova in direzione sud, ma trovò invece sede nel luogo attuale per indicazione della Beata Caterina de Mattheis. La giovane infatti sosteneva di aver avuto la segnalazione del luogo adatto dalla Madonna che le era apparsa in sogno. Nel 1603 Bemardino II di Savoia.; Racconigi diede l'ordine di ingrandirla, perché ormai inadeguata alle esigenze del culto; in realtà si tratto quasi di una vera e propria ricostruzione dell' edificio. L'interno, diviso in tre navate, è caratterizzato da un insieme d'affreschi e decorazioni che attraverso la tecnica del trompe-l'oei, creano effetti prospettici molto suggestivi, con finte balconate e nicchie, che contribuiscono a rendere ancora più grandi le dimensioni dell'edificio. Questo grande intervento pittorico venne realizzato tra il 1765 e il 1774 da Pietro Antonio Pozzo e Gallo Barelli. Ci sono ben 11 altari, di cui il più antico, risale al 1630, anno in cui il popolo racconigese a termine del flagello della peste fece erigere la Cappella Votiva, dedicandone l'altare alla Beata Caterina (che in quell' occasione fu eletta Compatrona di Racconigi). Colpiscono l'attenzione del visitatore due grandi statue che si affacciano sul presbiterio: raffigurano, quella di destra, San Raimondo, quella di sinistra San Giacinto; se ne presume un'origine settecentesca. Sopra l'altare maggiore è collocata un'icona dell' Annunziata (inizio 1700) opera anch'essa di Giovanni Battista Pozzo. Nella cappella del Rosario, spicca un medaglione contenente la statua della Madonna e diciotto quadretti in rame, originari di fine '500: il primo in basso a destra è la più antica raffigurazione conosciuta della Beata Caterina de Matteis, compatrona di Racconigi.
 
LA CHIESA DI SAN FRANCESCO
La chiesa ed il convento annesso vennero costruiti tra il 1622 e il 1625 per ospitare i frati minori. Durante il corso della storia, l'edificio ha subito numerosi rifacimenti. La facciata è semplice mentre l'interno si caratterizza soprattutto per gli altari lignei (quello dell'Immacolata si distingue per le colonne tortili). Il 1° maggio 1631 tutta la comunità di Racconigi, sindaco in testa, si riunì nel convento per implorare la fine della peste. Venne formulato il voto secondo cui, se la peste fosse cessata, ogni anno la giunta comunale avrebbe partecipato, insieme con tutta la popolazione alla processione della Vergine. Ed ancora oggi questo voto viene mantenuto l'8 dicembre, giorno dell'immacolata.
Testi: forniti dall'Associazione Nuovi Percorsi - Racconigi. Foto: materiale proprio.