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Nel 2004 si sperimenta la “nuova sericoltura”, e il successo dell’iniziativa fa si che essa si ripeta nel 2005 e, ancora, nel 2006 con un allevamento di oltre 8000 bachi
da seta. Tale esperimento, voluto dall’Amministrazione comunale e dalla costituente associazione “SUL FILO DELLA SETA”, intende non solo mantenere viva la memoria storica di una Racconigi capitale della seta (in passato in concorrenza con il
mercato di Lione per il primato europeo di produzione di bozzoli), ma anche approfondire lo studio dei metodi moderni. Al fine di riproporre, in futuro, l’attività
della seta sul nostro territorio è stata determinante la collaborazione con l’Università degli Studi di Torino, dipartimento di entomologia. In questi ultimi anni la produzione di bozzoli ha raggiunto alti livelli qualitativi e quantitativi ed è
stata resa possibile anche grazie alla presenza, seppur sporadica, della materia prima, il gelso bianco, nelle campagne racconigesi.
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Parallelamente all’attività sericolturale
si è sviluppata una curiosa ricerca, sul campo e nella memoria dei cittadini, circa le piante di gelso presenti nel territorio racconigese. Gran parte di esse, purtroppo, sono state abbattute per ricavarne legna da ardere o perché considerate un intralcio all’agricoltura e ciò,
unito al degrado di alcuni vecchi esemplari di gelso, ha messo in allarme i “nuovi allevatori
di bachi”.
Il Comune ha, così, deciso di intervenire,
stimolando alcuni agricoltori affinché si prendano cura delle piante presenti sui loro terreni e nelle loro aie, potando e pulendo anche quelle abbandonate e non più in grado di fornire materiale adatto alla coltura del baco.
I pochi filari rimasti nelle nostre campagne hanno uno straordinario significato storico, testimonianza di una cultura che, in passato, ha rivestito un’enorme importanza per la nostra economia. Il Comune intende, così, incentivare agricoltori e cittadini alla ripiantumazione di filari o di singole piante, per far si che, con opportuni interventi, si possano
preservare le caratteristiche storiche e paesaggistiche di quei pochi filari rimasti, senza che ciò costituisca un impedimento allo sviluppo tecnologico dell’agricoltura. Il tentativo di dare
nuovo impulso a questa coltura arborea, che potrà costituire un’importante risorsa in campo
sericolturale, agroalimentare, biomedico e in quello della tutela del territorio, ha condotto
anche alla messa a dimora di un primo gelseto, di circa 200 piante, nell’area Pip e di altri 50
esemplari all’interno del parco del Castello Reale.

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